Lettera di Giorgio Barberi Squarotti a Pippo La Delfa:
Torino ,15 novembre 2007
Caro La Delfa,
ho letto con molta partecipazione e piacere i
suoi " Tipi siciliani" , così singolari e originali,colti con
sapienza, eleganza e arguzia. Grazie, di cuore!
Sono stato lieto dell'incontro di Leonforte .
Con i più vivi auguri e saluti;
Giorgio Barberi
Squarotti
Lettere di Gaetano Quinci a Pippo La Delfa:
" Caro Giuseppe,
grazie dal profondo del cuore per avermi dato il piacere d'immergermi
nei fondali dell'anima siciliana. Questo tuo libro di nenie, canti,
preghiere, invocazione ecc. fa riscoprire, in modo semplice e naturale,
l'intimità della vera Sicilia, quella che prega, riflette, spera ma
soprattutto ama, di quell'amore saggio, sincero, razionale che fa di
ogni giorno un traguardo, di ogni sentimento un simbolo, di ogni
significato una fede.
Non c'è nenia, canto, preghiera o invocazione che non bussi con
insistenza al cuore del lettore (siciliano in particolare) e non lo
faccia fremere, trepidare, soffrire e lievitare al suono di quei versi
spontanei ma sanguinanti, antichi ma sempre nuovi, popolari ma così
nobili, lungimiranti, balsamici.
La voce del passato, del nostro passato, è così limpida, suggestiva,
folgorante che ogni espressione poetica del momento, di questo nostro
presente caotico e dispersivo, impallidisce al confronto. E' proprio
vero: "Rifarsi alle proprie radici è come rinascere".
Questo tuo libro è una testimonianza di poesia e di folclore, di
saggezza e di spiritualità, ed è tanto prezioso quanto più riesce a
farci capire chi siamo, dove siamo diretti, da dove veniamo e quale
sconfinatezza ci attende al di là di ogni orizzonte umano, di ogni
parvenza, di ogni illusione. Alla luce del nostro ieri, anche il nostro
oggi si rinnova, si evolve, si perfeziona, se abbiamo il coraggio di
credere, la forza di lottare, la consapevolezza di esistere.
Libri di resoconto e di crescita come questo tuo, dovrebbero circolare
come l'aria, affinchè tutti possano respirare la salubrità, coglierne
l'essenza, portarne in petto i valori, diffonderne gli ideali. Aveva
ragione da vendere il compianto Mario Gori quando affermava che la
poesia popolare siciliana è un mondo senza tempo e senza limiti, è
l'uomo fatto parola, verità, saggezza. Ma è anche un'accurata
ripetizione delle nostre esperienze e dei nostri fervori, è una maniera
di sentirci vivi nel tempo, una misura per definire la nostra umanità,
un messaggio d'amore e di dolore che ogni creatura umana lancia alla
vita con l'illusione di dire "no" alla morte.
Quante bellezze nascoste si perpetuano in ogni detto, in ogni lamento,
in ogni espressione poetica popolare: c'è l'anima più che l'uomo, c'è il
cuore più che il cervello, c'è l'eternità più che la vita.
Ancora "grazie", caro Giuseppe e tanti, tanti auguri di ogni bene e
successo, unitamente ad un fraterno abbraccio.
Gaetano Quinci
Impruneta 1-6-2008"
Nenie, canti popolari, preghiere, invocazioni, scioglilingua,
filastrocche, proverbi siciliani (tradotti in cinque lingue), ninne
nanne, indovinelli, aforismi.
Questo ed altro ancora ,
ci offre la nuova pubblicazione ( finita di stampare nel Marzo 2008
dalla Kromatografica- Ispica) di Giuseppe La Delfa, che fresca di stampa
si presenta a noi lettori in un ottimo connubio di forma e contenuto.
Davvero buona è infatti la veste tipografica curata nei minimi
particolari ed estremamente lodevoli sono la quantità e la qualità dei
contenuti, frutto di ricerche certosine svolte dall’autore e dai suoi
preziosi collaboratori.
Le nenie, gli indovinelli, i canti popolari ecc… sono un’ affascinante
espressione di memoria storica, religiosa, letteraria e poetica di un
popolo.
Ritengo sia estremamente importante affinché
non si perda il fondamentale legame con le nostre radici, soprattutto
per noi giovani -siciliani nella fattispecie- poter disporre di
strumenti come questo valido volume dove sono racchiusi suoni e
tradizioni popolari - inizialmente trasmessi oralmente da padre in
figlio- che adesso come allora continuano ad affascinare, regalandoci un
“je ne sais quoi” di cadenze millenarie ed echi di sicure reminescenze
arabe, normanne, romane, bizantine… proprio perché ogni popolo
conquistatore di questa nostra splendida Sicilia, madre e culla di
poesia, ha lasciato un segno indelebile nei nostri canti, nei riti di
molte feste e via dicendo.
Pippo La Delfa ci presenta dunque con questa raccolta frutto di
sacrificio e tanta passione, un importante patrimonio della cultura
popolare siciliana che a livello di significato e per valore
contenutistico non ha pari in nessuna parte del mondo, non perché i
proverbi, gli indovinelli, le preghiere, le invocazioni, le ninne nanne
o i canti popolari siciliani siano più belli in assoluto ma poiché essi
sono esclusiva e profonda espressione di un popolo geniale e artistico
quale il nostro popolo siciliano.
Ad impreziosire il volume alcune fotografie che ritraggono l’autore con
importanti esponenti della cultura siciliana, un nome tra tutti quello
di Ignazio Buttitta.
Grotte (AG) 23 Giugno
2008
Gero Miceli
" Caro Giuseppe,
ti mando , in allegato , una copia dei miei
"Drammi umani", da consegnare a quell'amico regista di cui mi hai
parlato per telefono. Ho appena finito di leggere il tuo"teatro
siciliano" e vi ho trovato il cuore, la mente, l'anima della nostra
isola: c'è quel dire e non dire della nostra gente, quel piglio deciso e
sofferto del nostro riflettere, quel fare sornione e pacato di certe
allusioni legate a proverbi popolari che celano saggezza e verità di
ogni tempo. Il fascino, poi , e la incisività del nostro dialetto fanno
il resto , conferendo all'opera una spontaneità e un equilibrio che
lasciano il segno. Credimi, rimpiango di avere smesso di scrivere in
vernacolo siciliano: ho perso una grande occasione per raccontarmi e
raccontare l'amore, la vita, le mille vicissitudini umane con la
naturalezza di un linguaggio che colora tutto, che supera i limiti del
provvisorio e del consueto. Grazie per il piacere che ho provato nel
leggerti! Ti auguro tutto il bene che meriti e ti saluto con un
fraterno abbraccio.
Gaetano Quinci
Impruneta 16-5-2008"
"Caro Giuseppe,
innanzitutto diamoci del tu: tra gente
che usa il cuore e la ragione per esprimersi, è veramente un paradosso
darsi del "lei". Ti ringrazio per l'invio del numero di "Voci
Dialettali" in cui appare il mio "pezzo" su Vito Tartaro e la sua
poesia. Ci tenevo ad averlo, poichè conto, più il là, di raccogliere in
volume i miei piccoli saggi su poeti italiani contemporanei, insieme
alle numerose prefazioni che ho scritto da vent'anni a questa parte. Appena avrò tempo disponibile, ti farò avere, come tu chiedi, un
resoconto analitico e critico sul mondo poetico-umano di Mario Gori
(amico e maestro indimenticabile).
Ho letto con piacere le tue poesie dialettali così spontanee e sofferte
nello stesso tempo, così luminose, lineari, trasparenti da intravedere i
battiti del cuore che le ha generate.
Non sarebbe male, se tu pensassi di raccogliere in volume e darle alle
stampe: contribuiresti, in modo significativo, all'affermazione della
poesia siciliana e alla diffusione dei suoi innegabili valori.
Se hai qualcosa di tuo già pubblicato, prego di farmelo avere: ci tengo
a custodire, comprendere e apprezzare le valide ricchezze interiori dei
miei amici.
Ti auguro un mondo di bene e ti saluto cordialmente.
Gaetano Quinci
Impruneta 27-4-2008"
La drammaturgia di Giuseppe La
Delfa al servizio dell'uomo, del siciliano, dei suoi difetti e dei
suoi pregi.
IL TEATRO POPOLARE : UN AIUTO PER EVADERE DALLA
REALTA'
"A 'gnizioni", 'U cumannari è megghiu do' manciari",
" 'U processu a Socrati" fanno parte della drammaturgia di Giuseppe
La Delfa, pubblicista e linguista nato ad Assoro, in provincia di
Enna, ma visceralmente siracusano per la passione con la quale
coltiva e a sua la cultura aretusea. Nel teatro, continua la
tradizione la tradizione Martogliana del divertimento scenico
ispirato agli avvenimenti popolari di ieri e di oggi. In più,
l'autore affida alla parlata siciliana dei personaggi che sono nei
suoi sceneggiati, la caratterizzazione, fino a renderli veri. In
processo a "Socrati", lo spettatore ha la sensazione di esserci
dentro come parte attiva, pro contro il filosofo, tanto realistica è
l'atmosfera della udienza. In questo La Delfa richiama MARTOGLIO de
"I Civitoti in Pretura", per la veridicità con la quale fa la
cronaca della seduta giudiziale, tipica dei processi siciliani dove
protagonista è essenzialmente il popolo, con le sue animosità.
Nell'altro atto unico "Cumannari è megghiu do' manciari" La Delfa
diviene sottilmente sarcastico nel volere screditare l'uomo più che
smititizzargli lo strapotere dittatoriale. L'autore si serve per
questo della lady del generalissimo, nel ruolo della moglie
appiccicosa, perchè lo richiama sempre ad avere cura di se stesso,
prima che pensare a guerreggiare. Gli sollecita addirittura financo
l'igiene dei denti e di non trascurare sopratutto di mangiare. E'
come volesse dirgli , che che per fare il dittatore c'è sempre
tempo. Prima vengono i problemi esistenziali e i doveri di marito e
di padre. L'autore fa insomma del cubano, più che despota, un
suddito della moglie. Diversa l'ispirazione di La Delfa nella
commedia in tre atti "A 'GNIZIONI" , DOVE L'EGOISMO FA DA
PROTAGONISTA, TRA ILLUSIONI E DELUSIONI DEI MORTALI, QUI DESCRITTI
AFFANNATI A PROCURARSI A TUTTI I costi un elisir di lunga vita.
Commedia popolaresa di evasione.
"...Ci vuole cioè capacità e sensibilità a
sapere dispensare: Riflessioni, Massime, Aforismi, come è capace
Giuseppe La Delfa, Giornalista e commediografo ennesema
siracusano d'adozione..."
"...I Proverbi, aiutano a parlare breve e
schetto, senza ironia, perchè alludono sempre a fatti della
vita, con intento morale.
Giuseppe La Delfa, oltre a suo vivere
quotidiano, frequenta pure il teatro da attore, commediografo e
regista, sfrutta i proverbi per farsi capire immediatamente: li
sforma dal patrimonio antropologico siciliano, perchè li li
conosce utili quando la parlata deve essere tradizionale...."
di Mauro Longo.
Prefazione " Libro Proverbi
siciliani Tradotti in 5 lingue 3° Volume 1° parte-.Aforismi-
Miniminaghia Scioglilingua ,Ninne nanne" (recentemente
pubblicato)
di Giuseppe La Delfa
"Multa paucis" dicevano i latini. Si può dire
cioè molto con brevi e succose parole: Questo è l'aforisma.
Tutto dipende, ovviamente, dall'uso che si
deve fare della brevità perchè si può ad esempio sputare una
sentenza, una massima, una regola di vita, con l'intentimento
di un insegnamento immediato, il che avviene, ad esempio,
quando si voglia fustigare un modo di essere o di vivere.
L'aforisma, la Massima, (come anche s'intende
l'aforisma) consentono al pensiero, nelle poche parole, di dire
appunto tante cose, con quel poco che magari non si vorrebbe
spiattellare. Ci vuole però che la mente sia dotata di questo
esercizio, perchè non è di tutti liquidare un ragionamento, una
persona, in quattro e quattrotto. Ci vuole cioè capacità e
sensibilità a sapere dispensare: Riflessioni, Massime, Aforismi,
come è capace Giuseppe La Delfa, giornalista e commediografo
ennese, siracusano di adozione.
Per brevità di parole, bastano pure i
proverbi, di origine popolare, arguti come le parabole di cui
Gesù si serviva per convincere la gente.
I proverbi aiutano a parlare breve e
schietto, senza ironia, perchè alludono sempre a fatti della
vita, con intento morale.
Giuseppe La Delfa, oltre al lavoro quotidiano
per vivere, frequenta pure il teatro da attore; commediografo e
regista, sfrutta i proverbi per farsi capire immediatamente: li
sforna dal patrimonio antropologico siciliano, perchè li
riconosce utili quando la parlata deve essere tradizionale,
arricchiti dalle traduzioni in altre lingue. Buona lettura
dunque!
Chi volesse conciliare il sonno ai marmocchi
di casa, La Delfa suggerisce qualcuna delle Ninne Nanne qui
accluse, ma ci spera poco, perchè oggi i bimbi vanno a letto più
tardi dei grandi. Semmai dubita che le palpebre cadano alla
mamma, per nostalgia di quando il sonno la vinceva sulla fatica
domestica
Mauro Longo
RISCOPERTA E CONSERVAZIONE DELL’UNIVERSO
SICILIANO NEL LIBRO DI GIUSEPPE LA DELFA.
“Nenie, Canti…Proverbi siciliani III vol...Aforismi,
Miniminagghie, Scioglilingua, Motti…” è il titolo della recentissima
pubblicazione del Giornalista Pubblicista, Poeta, Scrittore e
Drammaturgo Giuseppe La Delfa, a cura della Tipografia Kromatografia di
Ispica. Il testo è la decima produzione di uno scrittore dialettale di
indubbie qualità che riversa nel suo poetare e nel suo scrivere il
candore e la purezza tipiche del letterato virtuoso e la freschezza del
temperamento umano giovanile e gioviale. La Delfa è nato ad Assoro (EN),
nel 1944, ma ragioni di lavoro l’hanno spinto a vivere tra Siracusa,
dove attualmente risiede, Catania, Palermo e Milano. E’ laureando in
Scienze della Formazione, Direttore Responsabile di due testate
giornalistiche e collabora con numerosi Giornali, Cavaliere del Santo
Sepolcro, Volontario della Protezione Civile e del C.I.S.O.M, Vice
Presidente Regionale dell’A.N.PO.S.DI., promotore di eventi umanitari e
culturali tra cui il conferimento della Laurea ad honorem ad Alda
Merini. Ha ottenuto importanti riconoscimenti in campo letterario e
giornalistico tra cui il Premio Capodieci.
Negli anni si è alternato tra generi artistici vari,
giornalismo, poesia, cinema, teatro che ne hanno compensato la sete di
ricerca personale, consentendogli di acquisire quella maturità che è
tipica di chi ama spaziare tra un percorso di studio e l’altro fino a
pervenire ad una poliedricità che è proprio la maggiore peculiarità del
nostro autore. Apprezzabile in quanto diverso da altri testi che
trattano degli stessi temi è l’opera di La Delfa che si presenta varia e
variegata, frutto di un intenso lavoro di ricerca, condotto dallo
scrittore tra le viuzze dei vari paesi della provincia e tra i vicoli
densi di storia millenaria delle nostre multiformi città siciliane.
Tutto il patrimonio di nenie, canti, invocazioni, orazioni e rituali
delle feste religiose della prima parte del testo, si deve ad un
percorso di ricerca, riscoperta e fruizione delle tradizioni del nostro
passato e ad un’indagine condotta ai nostri giorni che mette in evidenza
il perpetuarsi di determinate usanze tra la gente dell’entroterra
siciliano che negli anni hanno mantenuto i loro riti nel corso di feste
e celebrazioni.
La seconda parte del libro contiene la trascrizione di
proverbi in lingua dialettale con relativa traduzione che fa del testo
uno strumento documentario a cui poter attingere per conoscere il nostro
patrimonio popolare attraverso sentenze ispirate dall’esperienza
vissuta. La traduzione dei proverbi in cinque lingue lo rende
maggiormente fruibile, una fonte di riferimento per chi, come lo
straniero, o per studio o per pura conoscenza, si accosta alla nostra
cultura. L’impegno dell’autore non si ferma alla semplice trascrizione
dei proverbi, ma si spinge a ricercare il significante in un lavoro di
riconsiderazione che trae dalla semplice lettura il contenuto più
intenso che è quello filosofico.
La ricchezza del testo sta nella sua versatilità, essenza
generosa dell’autore che non incupisce il lettore in un appiattito
retorico continuum, ma lo trasporta nella variabilità della lingua
vernacolare attraverso modi di scrittura, modelli di reinterpretazione
della realtà, varianti linguistiche che costituiscono il ricco
patrimonio della nostra sicilianità. E così si conclude il testo con un
escursus di modalità di scrittura che ritroviamo nel prontuario della
nostra sicilianità, nel nostro essere siciliani anche attraverso
aforismi, miniminagghie, scioglilingua, motti, detti e ninne nanne che
rendono il libro fresco, lieve, facilmente fruibile e ne fanno memoria
di ognuno che nello scorrere le pagine ritrova un pezzo del proprio
passato, un ricordo lontano, un brandello di storia vissuta.
Il volume si chiude con una raccolta di foto storiche che
danno una chiara immagine del significato del testo che vuole far
conoscere la storia di Sicilia anche attraverso un patrimonio di
tradizioni meno consultato che è quello che proviene dal popolo,
specchio di sentimenti, passioni e dolori che cercano comprensione
nell’invocazione, nella preghiera che è fatta pur’essa di lingua, di
cultura.
Conservare il passato è ricordare e perpetuarlo. Il
merito di Giuseppe La Delfa è proprio quello di un uomo che sente
fortemente il legame con la propria terra, ama le proprie origini
siciliane, le ricorda, le mantiene vive e le commemora attraverso il
dialetto e ci aiuta a riappropriarci del nostro idioma attraverso la
poesia e la musicalità della nostra lingua siciliana che in questo
volume ritroviamo in tutta la sua preponderante bellezza.